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BLUE, QUASI TRASPARENTE
FRA NOI E L'INFERNO O FRA NOI E IL CIELO C'E' SOLO LA VITA, CHE E' LA COSA PIU' FRAGILE DEL MONDO
(Pascal, Pensieri 142)
lunedì, 20 agosto 2007, 21:12
Quando in maggio siamo stati sul Delta del Po abbiamo fatto un giro in barcone nella zona di fronte a Pila.

Ora qui c'è il mare ma una cinquantina di anni fa questa era terraferma.
Non è stata l'alluvione a sommergere la zona: il fenomeno dipende da estrazioni (mi pare di gas) che hanno abbassato la quota del terreno, provocando l'avanzamento del mare.
Proprio qui, nel 1951, Mario Soldati ha girato il film La donna del fiume con Sofia Loren.

Da allora abbiamo cercato sto film ovunque, ma niente da fare: assolutamente introvabile!
Poi siamo in giro a Cres, io faccio il fenomeno fermandomi a leggere tutte le locandine scritte in croato e mi imbatto in questo!!!!

Colpo di scena! La città di Cres sta portando a termine gli accordi per il gemellaggio con Comacchio e hanno previsto due serate di cinema per l'occasione. La prima dedicata appunto a La donna del fiume, la seconda a due documentari su Comacchio.
Colpo di scena nel colpo di scena, l'organizzatore delle serate è una vecchia conoscenza di Robby che non vedeva da una quindicina di anni e ritrova lì, in questo cinemino all'interno della palestra del paese (con gatto in sala), in cui eravamo presenti noi, gli organizzatori, il sindaco di Cres, il vicesindaco di Comacchio e il gotha della comunità italiana di Cherso.
Il film è bello, anche se il bianco e nero è stato colorato grossolanamente ma, ci spiega Roberto, questa copia è l'unica disponibile in italiano, l'unica altra copia esistente è un master in francese.
Drammone d'amore e disgrazia ambientato fra le paludi, ricorda molto, anche per la sensualità che sprigiona, Riso amaro di De Santis, di qualche anno prima.
La sera dopo ci sono due documentari su Comacchio, uno dei quali molto bello. Viene presentato come una specie di pietra miliare del neorealismo, e questo è un po' eccessivo, ma a livello visivo è decisamente interessante, alcune immagini sono pura poesia.

Il capanno lo avevamo fotografato durante il giro della primavera scorsa, ovviamente va prevista a breve una gita a Comacchio.
Le serate di cinema italiano a Cres saranno replicate anche il prossimo anno, come tappa conclusiva del festival di Rovigno. Chissà se continuando il filone del gemellaggio con Comacchio sarà proiettato Bambola di Bigas Luna...
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sabato, 02 giugno 2007, 08:44
Quentin Tarantino è un pazzo. Una persona sana di mente non fare un film come questo.
Ispirato ai B movie anni 70, ha una trama abbastanza inconsistente anche se di effetto. Svolgimento lineare, niente a che vedere con i continui flashback di altri suoi film. Nei dialoghi torna invece al suo vecchio stile, che in Kill Bill aveva accantonato (e che a me non piace molto).
Pellicola rovinata, salti di fotogrammi, fotografia... 'particolare' sono tutte cose che si apprezzano solo se si è al corrente della scelta stilistica e del lavoro di citazione che ha fatto.
Di citazioni comunque è pieno il film, e anche di autocitazioni: occhio allo squillo del cellulare, ma anche alle musiche, ce ne sono diverse che possono essere riconosciute.
Che dire, sto metabolizzando, non ho ancora chiaro cosa mi è piaciuto e cosa no. Fra le cose che mi sono piaciute, il fatto che il mood del film è assolutamente lansdaliano, mi ha ricordato l'atmosfera di molti libri del mio scrittore preferito del momento, soprattutto il concetto di MALE senza motivo, il male che scatena la follia delle persone senza che ci sia una causa.
Ps: Rosario Dawson ha la cellulite
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giovedì, 10 maggio 2007, 23:07
Ho visto prima il film, di Atom Egoyan, gran premio della giuria a Cannes 1997 (mi pare). Il libro me lo ha regalato una mia collega, non sapevo neanche che il film fosse tratto da un romanzo, e non avevo letto niente di Russel Banks.
In una cittadina di montagna degli Stati Uniti, l'autobus della scuola precipita in una scarpata (nel libro) o in un lago ghiacciato (nel film), muoiono tutti i bambini tranne una che rimane paralizzata e l'autista.
Tutta la storia si svolge dopo, con flashback sul giorno dell'incidente, alla ricerca delle responsabilità. E questa ricerca solleva rancori, falsità. I peggiori sentimenti che la comunità tiene sepolti sotto uno strato di ipocrisia esplodono in un dramma collettivo.
Tutti accusano, tutti cercano colpe, e colpe più profonde emergono man mano che il racconto va avanti. Talmente profonde che sono anche difficili da capire e lasciano un nodo alla gola e nessuna risposta.
Sentendo e leggendo i commenti sulla vicenda del pulman della gita scolastica di Vercelli mi sembra di rivedere la stessa situazione in versione amplificata.
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mercoledì, 09 maggio 2007, 22:10
No, perchè oggi su tutti i giornali e i tg si parla solo di Aldo Moro, ma il 9 maggio 1978 veniva assassinato anche Peppino Impastato, e già allora questa notizia venne fagocitata dal delitto Moro.
Io la storia l'ho conosciuta solo vedendo I cento passi di Marco Tullio Giordana, un film bellissimo che tutti dovrebbero vedere (un mio amico che insegna in un liceo artistico lo fa vedere a tutte le sue classi, mi sembra un'ottima idea).
Tutti gli anni il 9 maggio mi viene una gran tristezza. All'epoca la morte di Impastato fu fatta passare come un incidente mentre stava preparando un attentato terroristico. Dopo quasi trent'anni, il valore di chi si batte contro la mafia ancora non viene tenuto nella giusta considerazione.
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martedì, 01 maggio 2007, 17:10
Avrei voluto farla io una cosa del genere. Fusione fra linguaggi diversi, forme di rappresentazione assolutamente distanti fra loro. L'avevo anche immaginata, una rappresentazione teatrale in cui uno dei personaggi chatta e su uno schermo a lato del palcoscenico viene proiettato la finestra della chattata.
Però questo va oltre, perchè oltre a internet usa un'infinità di altri mezzi e forme di espressione, mescolando media e contenuti, strumento e significato. E rilancia facendo di internet stessa il mezzo di distribuzione del lavoro.
http://www.teo-sofia.com
E' un bel film, la storia è talmente comune da sembrare quasi scontata, due persone che si incontrano dopo essersi conosciute in internet, ma ogni passaggio viene scandito e fissato a volte dalle parole, a volte da immagini.
Credo che il senso del lavoro sia proprio questo. Qualcuno ci ha visto la superficialità e il vuoto (presunto) dei giovani, a me sembra proprio il contrario: la necessità di fermare il presente, fotografare un attimo e moltiplicarlo, condividerlo, trasmetterlo.
Non sto a spoilerare, ma lo consiglio vivamente. Da vedere e da far vedere a tutti quelli che sostengono che internet e gli sms sono la fine della comunicazione.
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domenica, 22 aprile 2007, 10:58
In Corea li ho visti cuocere così:

Un banchettino per strada con il pesce arrostito su pietre roventi.
Un'alternativa, sempre made in Seul (ma solo per appassionati di cinema coreano) sarebbe mangiarli crudi, ancora vivi, come in Old boy :-D
(a proposito, ieri sera rivisto Lady vendetta, bellissimo!)
Io invece lo preparo così.
Scaldare in una pentola acqua con alloro, timo, maggiorana, grani di pepe, carota, sedano, cipolla o scalogno, prezzemolo. Quando bolle, tuffarci dentro i moscardini. Una volta cotti, scolarli, tagliarli a piccoli pezzi e condire con olio, sale e prezzemolo
Aggiungere bucce di limes tagliate a julienne (togliendo la parte bianca) e pezzetti di limes tagliati a cubetti molto piccoli e chicchi di melagrana.
Può essere preparato anche in versione aspic, con gelatina realizzata con il liquido di cottura del moscardino, succo di limes o melagrana e colla di pesce.
Avevo fatto anche un tentativo con le due gelatine alternate, ma la preparazione diventa lunghissima (ogni gelatina deve solidificare prima di aggiungere l'altra). Meglio preparare le due gelatine separatamente e usarle poi tagliate a pezzetti sfaccettati (con un coltello molto affilato tagliare la gelatina con un movimento a zig-zag) e metterli a lato del moscardino, l'effetto visivo è molto decorativo.
Con la Falanghina di ieri sera stavano benissimo.
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venerdì, 12 gennaio 2007, 23:05
Sto facendo una specie di inventario delle cose belle del 2006 da mettere in archivio, e Ferro 3 è una di queste.
Vorrei parlare di questo film stupendo, ma in un momento in cui si combattono crociate contro il citazionismo forumistico non trovo niente di più appropriato che descriverlo 'con parole sue'.
LA CASA VUOTA
di Kim Ki-duk
Esco dalla mia casa.
Mentre sono fuori, qualcun altro entra nella mia casa vuota e ci vive.
Mangia cibo dal mio frigorifero, dorme nel mio letto, guarda la mia TV.
Forse perché si sente in colpa, aggiusta la mia sveglia rotta, fa il bucato, mette tutto in ordine e poi scompare.
Come se nessuno fosse mai stato lì…
Un giorno entro in una casa vuota.
Sembra che non ci sia davvero nessuno, così mi spoglio, mi faccio un bagno, preparo da mangiare, faccio il bucato, aggiusto una bilancia e mi esercito a golf nel giardino di casa.
Nella casa c'è una donna scoraggiata, spaventata e ferita che non esce mai e piange.
Mostro a lei la mia solitudine. Ci capiamo senza dire una parola, scappiamo via senza dire una parola.
Mentre scegliamo in quale casa vivere, ci sentiamo sempre più liberi.
Nel momento in cui sembra che la nostra sete di libertà si sia placata, restiamo intrappolati all'interno di una casa buia.
L'uno resta in una casa fatta di nostalgia.
L'altro impara a diventare un fantasma per nascondersi nel mondo della nostalgia.
Ora che sono un fantasma non ho più voglia di cercare una casa vuota.
Ora sono libero di andare nella casa in cui vive la mia amata e darle un bacio felice.
Nessuno sa che sono lì.
Tranne la persona che mi aspetta…
Qualcuno arriva sempre per la persona che aspetta… Arriva di sicuro… dalla persona che aspetta…
In questo giorno del 2004 qualcuno aprirà il lucchetto che blocca la mia porta e mi renderà libero.
Avrò cieca fiducia in questa persona e la seguirò ovunque, non importa dove o cosa ci succederà…
Verso un nuovo destino…
E' difficile dire se il mondo in cui viviamo è sogno o realtà.
Agosto 2004, Kim Ki-duk in una casa vuota
Aggiungo solo, tanto per vantarmi, che sono in grado di seguire il film in lingua originale.
Il film è una storia d'amore straziante, ma piena di poesia. Mi ha fatto venire voglia di rivedere anche Dolls di Takeshi Kitano. Mi ha fatto venire voglia di vedere altri lavori di Kim Ki-duk, ma anche di altri orientali che sono in grado di sorprendere per il senso poetico che riescono a mettere in ogni genere cinematografico, dagli anime di Miyazake alle allucinazioni di Takashi Miike alle vendette di Chan-wook Park.
Ah, il Far East Film di Udine (festival di cinema dell'estremo oriente) quest'anno è dal dal 20 al 28 aprile, segnare in agenda.
Pure qui ci andava qualche foto che fatto in Corea, ma ancora non ci siamo...
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