Utente: xxalixx

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Lo sai come funziona. Apri un blog, leggi la dedica e scopri che ancora una volta l'autore l'ha dedicato a qualcun altro. Questa volta è diverso. Perché non ci siamo ancora incontrati oppure la nostra è soltanto una conoscenza superficiale, o siamo pazzi l'uno dell'altra, o non ci vediamo da troppo tempo ma tra noi c'è uno strano legame, oppure non ci incontreremo mai, ciononostante continueremo a pensarci con affetto... Questo blog è per te. Con quali sentimenti te lo dedico lo sai, e probabilmente sai anche da cosa nascono. (Neil Gaiman, I ragazzi di Anansi)
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Il senso di un blog (questo, almeno) è lo scambio di idee. E' bello che dietro un'idea ci sia una persona. Chi non posta loggato da splinder può per favore firmare i commenti? Grazie! (I commenti anonimi verranno cancellati)
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BLUE, QUASI TRASPARENTE
FRA NOI E L'INFERNO O FRA NOI E IL CIELO C'E' SOLO LA VITA, CHE E' LA COSA PIU' FRAGILE DEL MONDO (Pascal, Pensieri 142)
domenica, 17 giugno 2007, 15:35
... oggi ho iniziato a studiare giapponese.
Forse è un po' delirante studiare 3 lingue in contemporanea, ma sto periodo mi prende così.
Poi l'inglese è fondamentale (non posso saperlo così da cani, dai), lo spagnolo era un'occasione da cogliere e comunque era un po' che volevo farlo (i film di Almodovar in lingua originale ma, soprattutto, la voce non doppiata di Benicio De Toro... muoio), mentre il giapponese.... boh.... mi è capitato sto corso su manga e anime.... Che poi a me i manga non piacciono neanche (gli anime sì). In ogni caso lo faccio a tempo perso.
Prossimo obiettivo: arabo. Ma mi piacerebbe anche recuperare tedesco e serbo, che ho dimenticato completamente.

postato da xxalixx · permalink · commenti (6)

sabato, 16 giugno 2007, 22:01
"Tant'è amara che poco è più morte;
ma per trattar del ben ch'i' vi trovai,
dirò de l'altre cose ch'i' v'ho scorte."


Così Dante nel primo canto dell'Inferno ci parla della sua "selva oscura" e del bene che è riuscito a trovarci dentro.
Parlaci, se vuoi, di un tuo brutto periodo, di come ne sei uscita fuori e della lezione che ci hai imparato.

Mi è capitato per caso di rileggere questa specie di 'intervista' fatta tempo fa su un forum e mi è venuta voglia di postarla qui

La mia selva oscura l'ho incontrata il 9 gennaio del 2003: ischemia cerebrale.
Chiusura dell'arteria vertebrale e mancato afflusso di sangue al cervello. Lato sinistro del corpo paralizzato e assolutamente privo di sensibilità.
Ho un ricordo vago dell'ambulanza e dell'arrivo al pronto soccorso, poi delle prime 24 ore in ospedale non ricordo niente.
Tutto il periodo trascorso all'ospedale lo ricordo come qualcosa di molto strano, era come se anche le mie emozioni si fossero paralizzate.
Nessuno mi diceva se sarei mai tornata a camminare, ma non avevo paura né sconforto, questa situazione sospesa era diventata la mia dimensione normale.
Non mi pesava passare la maggior parte della giornata da sola, non mi dava fastidio il cibo dell'ospedale, la mia vita era quella.
Poi la scossa è arrivata il giorno in cui durante la visita uno dei medici ha detto che bisognava programmare il mio spostamento al reparto lungodegenti.
Lungodegente tua sorella.
Riuscii ad avere una sedia a rotelle e con quella andavo in bagno, mi attaccavo al lavandino e provavo ad alzarmi in piedi. Un po' alla volta imparai a scivolare dal letto alla sedia a rotelle da sola, anche se gli infermieri non volevano, e continuavo a fare i miei esercizi in bagno.
Ufficialmente, non potevo alzarmi dal letto senza che ci fosse qualche infermiere nei paraggi e non c'erano posti disponibili nel reparto di riabilitazione motoria.
Girando con la sedia a rotelle trovai un reparto dell'ospedale deserto perchè doveva essere ristrutturato. Diventò il mio rifugio e la mia palestra: andavo lì, in qualche modo mi alzavo e rimanevo attaccata al muro tipo geco, cercando di fare qualche movimento.
Insomma, alla fine iniziai a fare i primi passi e quando sono stata dimessa camminavo con le mie gambe. Cioè, più che camminare, mi trascinavo in qualche modo, ma stavo in piedi.
La mazzata è arrivata dopo, quando ho iniziato a frequentare un centro per la riabilitazione in cui ho scoperto che quelli che avevo ottenuto non erano veri e propri progressi: mi muovevo, ma in modo completamente sbagliato, e per riattivare i muscoli in modo corretto dovevo praticamente scordarmi di tutto e ripartire da zero.
Ho fatto mesi di riabilitazione, andavo al centro alle 8 di mattina, poi alle 10 a lavoro, visto che avevo ripreso praticamente una settimana dopo uscita dall'ospedale. Anzi, per la precisione sono uscita di martedì e il sabato ero a Rimini ad una fiera in cui la mia rivista aveva uno stand, la sera al Paradiso, con una quantità di alcol sufficiente a togliermi ogni pensiero per una sera.
Gli esercizi erano molto dolorosi ed era veramente demoralizzante constatare il ritmo lentissimo dei progressi, sia per quanto riguarda i movimenti, sia per la mancanza di sensibilità: per molto tempo, qualunque superficie toccassi con la mano sinistra, l'unica differenza che riuscivo a percepire era il calore, poi che fosse velluto o carta vetrata i miei polpastrelli sentivano la stessa cosa.
Ogni volta che mi sembrava di andare un po' meglio, camminavo più spedita, e regolarmente mi capitava di cadere.

Non c'è stato nessun altro momento della mia vita in cui ho tirato fuori tanta forza come in quel periodo.
Mentre arrivava qualche miglioramento, mi documentavo sull'ischemia cerebrale e scoprivo un'alta incidenza di ricadute, anche con esito fatale, soprattutto per un anno o due dopo il primo episodio. E, in ospedale me lo avevano detto chiaramente, per la gravità della lesione che avevo, il fatto di essere viva era quasi un caso.
Sono stati due anni di angosce. O meglio, due anni in cui ogni giorno pensavo potesse essere l'ultimo della mia vita, e lo vivevo di conseguenza.

Cosa ci ho trovato di bene in tutto questo?

Intanto la scoperta di avere dentro molta più forza di quanto pensavo di avere. Poi ho smesso di essere Wonderwoman e sono tornata ad essere una persona fragile che spesso si perde in un bicchiere d'acqua, ma so che, nei momenti importanti, ho delle risorse che riesco a utilizzare.

Poi è stato un'occasione importante per rivedere i miei rapporti con le persone, è stato come una specie di spartiacque. Forse perchè avevo più tempo per osservare il comportamento delle persone, forse perchè ero particolarmente sensibile, ma ho avuto la possibilità di capire chi veramente fa parte della mia vita e in che modo. Il tutto, non legato al fatto di essermi o no vicino, ma al modo in cui questo succedeva. Alcuni rapporti importanti sono usciti assolutamente rafforzati da questa esperienza (anche rapporti internettiani).

Poi, io ho sempre apprezzato molto qualunque cosa bella della vita, tendo a scordarmi velocemente di quello che succede di brutto e a cogliere gli aspetti positivi di ogni situazione.
Dopo quello che mi è successo lo faccio ancora di più, ed ho più occasioni di farlo. A volte penso che non farò mai più arrampicata, trecking o danza, ma sono momenti.
Nelle vacanze dello scorso anno, in Provenza, ho camminato molto di più di quanto non abbia mai fatto negli ultimi quattro anni. E' stato faticosissimo, mi ricordo una camminata di più di un'ora in mezzo a un bosco su un sentiero dissestato (sono le situazioni peggiori per me) che è stato quasi una tortura. Ma penso che poche persone abbiano provato l'emozione che ho potuto provare io ad arrivare in fondo e trovare una cascata con un laghetto in mezzo agli alberi (mi sa che avevo pure postato la foto qui).
Come penso che poche donne, quando si mettono un paio di scarpe con i tacchi alti, abbiano la sensazione bellissima di volare.

Certo ci sono anche i momenti neri. Quando sento un dolore alla base del collo (credo sia solo la cicatrice della lesione, ma ogni volta è panico). Quando d'inverno i miei muscoli si irrigidiscono e faccio fatica a fare alcuni movimenti. Quando faccio cose normalissime e mi stanco come se avessi compiuto chissà che sforzo. Quando si apre una specie di buco nero dove sprofondo pensando alla morte. Quando penso che quelli che ora sono piccoli disturbi, fra 20 anni potrebbero diventare grandi problemi.

Però, quando lo dico la gente mi prende per pazza, penso che questa esperienza abbia cambiato in meglio la mia vita. E' una cosa che non so spiegare. Ogni persona e i rapporti che ha con il mondo sono il frutto delle sue esperienze, e io sono contenta di essere quello che sono e delle persone che ho vicine.

postato da xxalixx · permalink · commenti (4)

sabato, 16 giugno 2007, 14:00
Hola. Yo soy Alix. Estoy en Parma. Tengo cuarenta y dos anos. Encandada.
Este es mi pc. Ese no.
Quieres tomar algo?

Yo soy
Tu eres
El-ela-usted es
Nosotros/as somos
Vosotros/as sois
Ellos/ellas/ustedes son

uno
dos
tres
cuatro
cinco
seis
siete
ocho
nueve
diez
onse
doce
trece
cuatrorce
quince
dieciseis
diecisiete
diecioho
diecinueve
veinte

mensa = tavolo
bolligrafo = penna

indeterminato
esto
eso
aquelo

masculino
este   estos
ese    esos
aquel   aquellos

feminino
esta    estas
esa   esas
aquella   aquellas

Hola.

postato da xxalixx · permalink · commenti

martedì, 05 giugno 2007, 17:41


paperino sta per distruggere la residenza!

si salvi chi può!!1

postato da ibrah · permalink · commenti (7)

sabato, 02 giugno 2007, 08:44
Quentin Tarantino è un pazzo. Una persona sana di mente non fare un film come questo.
Ispirato ai B movie anni 70, ha una trama abbastanza inconsistente anche se di effetto. Svolgimento lineare, niente a che vedere con i continui flashback di altri suoi film. Nei dialoghi torna invece al suo vecchio stile, che in Kill Bill aveva accantonato (e che a me non piace molto).
Pellicola rovinata, salti di fotogrammi, fotografia... 'particolare' sono tutte cose che si apprezzano solo se si è al corrente della scelta stilistica e del lavoro di citazione che ha fatto.
Di citazioni comunque è pieno il film, e anche di autocitazioni: occhio allo squillo del cellulare, ma anche alle musiche, ce ne sono diverse che possono essere riconosciute.
Che dire, sto metabolizzando, non ho ancora chiaro cosa mi è piaciuto e cosa no. Fra le cose che mi sono piaciute, il fatto che il mood del film è assolutamente lansdaliano, mi ha ricordato l'atmosfera di molti libri del mio scrittore preferito del momento, soprattutto il concetto di MALE senza motivo, il male che scatena la follia delle persone senza che ci sia una causa.

Ps: Rosario Dawson ha la cellulite

postato da xxalixx · permalink · commenti (5)